Le Dolomiti

Cenni generali
Lagazuoi e Col del Bòs
Il Castelletto (Schreckenstein)
Le Cinque Torri
Il monte Piana

Cenni generali
Le Dolomiti, con oltre 18 vette che superano i 3000 metri di altitudine, sono probabilmente le montagne più belle del mondo e sono meta di visitatori e turisti che vengono da ogni parte del globo.
Però sono convinto che non molti di questi visitatori sono a conoscenza o si interessano delle tragiche vicende belliche che qui si svolsero dal maggio del 1915 fino al novembre del 1917 (rotta di Caporetto che obbligò tutte le truppe italiane a ritirarsi per non essere tagliate fuori dall'incalzante e vittorioso esercito austro-ungarico e germanico.)
Le testimonianze tuttavia sono molte e si trovano dappertutto, come forti e resti di forti, cimiteri militari e lapidi nelle valli e trincee, caverne, schegge di granata, filo spinato, legname delle baracche e tanta ferraglia arrugginita sulle montagne dove si combattè.
Come già detto altre volte, la guerra che si combattè su queste montagne, fu completamente diversa dalla guerra sul fronte occidentale in Francia e dalla guerra sul Carso e sull'Isonzo in Italia, dove le battaglie erano combattute da centinaia di migliaia di soldati con migliaia di pezzi di artiglieria di vario tipo.
Vi furono però delle eccezioni che richiesero l'impiego di un notevole numero di soldati e di mezzi di offesa, rappresentate dal Col di Lana (chiamato anche Col di Sangue) e dal monte Piana, dove i Caduti furono migliaia.
I principali protagonisti della guerra combattuta sulle Dolomiti furono ovviamente gli Alpini da parte italiana, ma anche i fanti, i bersaglieri, le truppe d'assalto e l'artiglieria dettero un generoso contributo di sangue; da parte austriaca ricordiamo i Landes-schutzen, i Landsturm, gli Standschutzen, i Kaiserjager, i Kaiserschutzen e infine le Alpenkorps tedesche che fin dallo scoppio della guerra combatterono a fianco degli austro-ungarici, in palese violazione dello stato di non belligeranza esistente allora fra Italia e Germania.

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Le strategie belliche di allora prevedevano l'occupazione delle vette più alte, con la costruzione di piccoli rifugi e baracchini attaccati alle rocce per permettere la sopravvivenza dei soldati a quelle altitudini e con temperature di 30-40 gradi sotto zero.
Naturalmente si utilizzarono, da ambe le parti, montanari esperti dei luoghi e anche delle famose guide alpine. Per gli austriaci ci limitiamo a ricordare il famoso Sepp Innerkofler, che era anche il gestore del rifugio Dreizinnenhutte (Rifugio Tre Cime di Lavaredo), che morì tentando di conquistare la cima del monte Paterno, occupata dagli alpini. Gli alpini recuperarono la sua salma a cui diedero onorata sepoltura in cima al Paterno. Per gli italiani ricordiamo la famosa guida valdostana Giuseppe Gaspard che operò con le nostre truppe in zona Tofana di Rozes, Castelletto e Val Travenanzes.
La guerra sulle Dolomiti fu una guerra di lente e metodiche avanzate da parte italiana, avendo gli austriaci già deciso di ritirarsi su posizioni più difendibili e che poi diventarono praticamente imprendibili per attaccanti che dovevano avanzare allo scoperto, bersagliati dalle mitragliatrici, dai cannoni e dai cecchini nemici.
Questo fu ad esempio il caso del Col di Lana, che fu una guerra di assedio, durata circa un anno e sbloccata solo dall'esplosione della mina italiana ideata e attuata dal Ten. Gelasio Caetani, che fece saltare la posizione austriaca di Cima Lana, permettendo l'occupazione italiana della cima.
Tuttavia questa vittoria fu fine a se stessa perchè la successiva avanzata sul Monte Sief attraverso la sella Sief fu impedita dalla fortissima resistenza austroungarica. Nella zona Lagazuoi-Tofane gli italiani occuparono cima Falzarego, Col del Bòs, Tofana di Mezzo, Tofana di Rozes, il Castelletto ma non riuscirono mai a penetrare profondamente nella Val Travenanzes, occupata dagli austriaci.
In altra zona gli italiani occuparono circa la metà del monte Piana, ma l'altra metà chiamata monte Piano, rimase in mani austriache, nonostante innumerevoli tentativi di conquista da parte italiana.
In questa situazione di quasi stallo la guerra consistette principalmente in tante azioni isolate condotte da plotoni e pattuglie che operarono di sorpresa e di notte, come la conquista italiana del Passo della Sentinella nelle Dolomiti di Sesto, che fu un capolavoro di ardimento e abilità alpinistica.
Queste azioni, mirabili per tecnica e per audacia, considerato l' ambiente in cui avvennero e le difficoltà climatiche, non ebbero tuttavia alcun risultato pratico sull'andamento del conflitto.
In effetti anche qui la guerra diventò una guerra di posizione, anche perchè gli italiani non furono in grado, per incertezze e per disorganizzazione, di sfruttare il vantaggio iniziale rappresentato da una grande superiorità numerica di uomini ma non di mezzi di offesa, mancando di artiglieria pesante.
All'inizio della guerra le posizioni austriache erano presidiate da un numero molto ridotto di Landsturm e Standschutzen, le truppe più efficienti essendo dislocate in Galizia contro la Russia e, a parere di molti storici, se gli italiani avessero attaccato con decisione e con le stesse forze poi impiegate in sterili attacchi al Col di Lana, sarebbero riusciti a sfondare la debole resistenza austriaca, arrivando a Dobbiaco e in Val Pusteria. Ma i generali italiani titubarono, perdendo quelle due o tre settimane che permisero agli austriaci di richiamare truppe dal fronte orientale e di apprestare una efficace difesa.
Infine non si può non ricordare un luogo dove si combattè per due anni una guerra molto particolare e mi riferisco alla Cengia Martini sul Piccolo Lagazuoi al Passo Falzarego.
Essa venne occupata di sorpresa dagli alpini del Battaglione Val Chisone al comando del Maggiore Ettore Martini e rappresentò una vera spina nel fianco per gli austriaci perchè dalla cengia si poteva sparare sulle sottostanti posizioni austriache del Passo di Valparola sotto il Sass de Stria.
La Cengia era sotto il fuoco austriaco da ben tre direzioni, davanti, dietro e dall'alto e quindi la vita per gli alpini accampati sulla cengia era veramente dura; solo in seguito vennero scavate delle caverne e delle gallerie per dare rifugio e un po' di conforto ai nostri soldati.
Gli austriaci tentarono di tutto per fare sloggiare gli alpini dalla Cengia, comprese tre mine che sconvolsero l'aspetto della montagna, provocando danni e vittime agli italiani ma senza riuscire a scacciarli.
La Cengia venne abbandonata solo in seguito alla ritirata di Caporetto e ora è parzialmente visitabile, comprese le numerose gallerie, seppure con determinate precauzioni.

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Lagazuoi e Col del Bòs
Il Piccolo Lagazuoi è un massiccio montuoso che si trova al passo Falzarego ed è collegato con altre cime, come Cima Falzarego, Punta Berrino, Col del Bòs, tutte legate all'aspra lotta che si combattè dal maggio 1915 fino al novembre 1917 fra gli occupanti austriaci e gli attaccanti italiani.
Il rifugio Lagazuoi, situato a 2752 metri di altitudine, si raggiunge in tre minuti di funivia partendo dal Passo Falzarego, e poi si può scendere a piedi seguendo i sentieri, dopo aver visitato le varie postazioni austriache che sono state ristrutturate negli anni passati.
Il Piccolo Lagazuoi (esiste anche il Grande Lagazuoi ma è meno famoso per le vicende belliche) era occupato dagli austriaci sulla sommità e in parte sulla parete ovest che dà sul Passo di Valparola, pure sbarrato dalle fortificazioni austriache come il trincerone Vonbank e il forte tre Sassi, ora sede di un museo a pagamento.
Il Piccolo Lagazuoi era sotto il tiro delle artiglierie italiane del Col Gallina, dell' Averau e delle Cinque Torri, ma certo il maggior fastidio era rappresentato da quel gruppo di alpini del Val Chisone che si erano stabiliti a mezza montagna, sulla Cengia Martini e che non volevano sloggiare, nonostante che dall' alto gli buttassero giù di tutto, dalle rollbombe (bombe a rotolamento) a barili pieni di esplosivo.
Si è gia detto delle tre mine austriache che distrussero parzialmente la Cengia Martini, ma anche gli italiani fecero esplodere la loro mina per fare saltare la cosidetta Anticima, occupata dagli austriaci. Comunque, tra gallerie austriache e italiane, il Piccolo Lagazuoi è un autentico "gruviera"; per visitare le gallerie è richiesta una specifica attrezzatura.

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Il Piccolo Lagazuoi, l'Anticima e la Punta Berrino
Il Piccolo Lagazuoi, l'Anticima e la Punta Berrino sulla destra; il nome Berrino si riferisce al capitano Luigi Berrino, comandante la 230a compagnia alpini del Battaglione Val Chisone, ivi caduto il 23 ottobre 1915.
Il Piccolo Lagazuoi con quello che resta della Cengia Martini. In alto l'arrivo della funivia e il rifugio.
Il Piccolo Lagazuoi con quello che resta della Cengia Martini. In alto l'arrivo della funivia e il rifugio.
Bomba a rotolamento del tipo usato dagli austriaci sul Piccolo Lagazuoi
Bomba a rotolamento del tipo usato dagli austriaci sul Piccolo Lagazuoi (Museo Fedaia)
Cartello della bomba precedente
Cartello della bomba precedente
Dalla stazione della funivia del Piccolo Lagazuoi vista sul Sass de Stria, sul Col di Lana e monte Sief e sulla Marmolada
Dalla stazione della funivia del Piccolo Lagazuoi vista sul Sass de Stria subito sotto, sul verde Col di Lana e monte Sief e sulla superba e innevata Marmolada.
Il Sass de Stria era occupato dagli austriaci e anch'esso è pieno di gallerie. Veniva metodicamente bombardato dall'artiglieria italiana e fu anche occupato per poche ore da un gruppo di ardimentosi fanti italiani al comando del S.Ten. Mario Fusetti che, conquistata la cima e rimasti senza munizioni in attesa dei rinforzi promessi che non arrivarono mai, restarono poi vittime della controffensiva austriaca. Il corpo del Ten. Fusetti non fu mai ritrovato come attesta la lapide al Passo Falzarego.
Lapide dedicata al Ten. Mario Fusetti
Lapide dedicata al Ten. Mario Fusetti
Il S.Ten. Mario Fusetti, medaglia d'oro al valor militare.
Il S.Ten. Mario Fusetti, medaglia d'oro al valor militare.
L'Anticima del Piccolo Lagazuoi; si notino le finestre di uscita delle varie gallerie scavate all' interno.
L'Anticima del Piccolo Lagazuoi; si notino le finestre di uscita delle varie gallerie scavate all' interno.
sommità del Piccolo Lagazuoi
Siamo sulla sommità del Piccolo Lagazuoi, dove si aprono numerose postazioni austriache rivolte verso la strada delle Dolomiti e le posizioni italiane.
Caverna dormitorio
Caverna dormitorio
Ingresso di postazione
Ingresso di postazione
Apertura verso le postazioni italiane delle Cinque Torri; sullo sfondo la Croda dei Laghi.
Apertura verso le postazioni italiane delle Cinque Torri; sullo sfondo la Croda dei Laghi.
Il Grande Lagazuoi
Il Grande Lagazuoi
Caverna
Caverna
Caverna
Caverna
Postazione di mitragliatrice austriaca.
Postazione di mitragliatrice austriaca.
Caverna e resti di legname
Caverna e resti di legname
Resti di baracca in caverna
Resti di baracca in caverna
Caverna
Caverna
La bellissima Val Travenanzes dove si combattè aspramente.
La bellissima Val Travenanzes dove si combattè aspramente.
Il Castelletto e dietro la Tofana di Rozes
Il Castelletto (Schreckenstein o roccia del terrore in tedesco) e dietro la Tofana di Rozes (a prima vista possono sembrare un tutt'uno, ma sono ben separate da una forcella)
Resti di filo spinato
Resti di filo spinato
La base del Castelletto che rimase in mano austriaca fino all'esplosione della mina italiana avvenuta l'11 luglio 1916.
La base del Castelletto che rimase in mano austriaca fino all'esplosione della mina italiana avvenuta l'11 luglio 1916.
Particolare del Castelletto con i fori della cannoniera scavata all'interno.
Particolare del Castelletto con i fori della cannoniera scavata all'interno.
Trincea al Col del Bòs
Trincea al Col del Bòs
Resti di fortificazioni italiane in cemento armato al Col del Bòs
Resti di fortificazioni italiane in cemento armato al Col del Bòs, che venne occupato dall'esercito italiano nei primi mesi di guerra insieme alla Tofana di Mezzo.
Caverna
Caverna
Ampia caverna
Ampia caverna
Caverna con feritoia
Caverna con feritoia
Trincea con resti di legname
Trincea con resti di legname
Muro fortificato italiano
Muro fortificato italiano
Fortificazione costruita dagli alpini, sfruttando le rocce esistenti.
Fortificazione costruita dagli alpini, sfruttando le rocce esistenti.
Gli alpini piemontesi del Battaglione Val Varaita hanno lasciato la loro firma.
Gli alpini piemontesi del Battaglione Val Varaita hanno lasciato la loro firma.
Col del Bòs : trincea
Col del Bòs: trincea
Col del Bòs : caverna
Col del Bòs: caverna
Caverna con ghiaccio e neve (foto scattata ai primi di luglio)
Caverna con ghiaccio e neve (foto scattata ai primi di luglio)
Col del Bòs : trincea
Col del Bòs: trincea
Col del Bòs : vista da una trincea verso il Castelletto e la Tofana di Rozes
Col del Bòs: vista da una trincea verso il Castelletto e la Tofana di Rozes
Da una trincea verso la Val Travenanzes
Da una trincea verso la Val Travenanzes
Caverna
Caverna
Da Col del Bòs verso le Cinque Torri; sullo sfondo i Lastoni di Formin e la Croda da Lago
Da Col del Bòs verso le Cinque Torri, una delle principali sedi dell'artiglieria italiana, ora museo all'aperto; sullo sfondo i Lastoni di Formin e la Croda da Lago.
Resti di trincea ricoperta
Resti di trincea ricoperta
Suggestiva immagine della stupenda Val Travenanzes dall'interno di una caverna.
Suggestiva immagine della stupenda Val Travenanzes dall'interno di una caverna.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.
Resti dell'ospedale militare italiano situato alla base di Cima Falzarego e Punta Berrino.

Il Castelletto (Schreckenstein)
Il Castelletto è un roccione merlato che si erge a pochi metri di distanza dalla parete ovest della Tofana di Rozes dalla quale è separato dalla forcella di Rozes.
Gli austriaci vi scavarono alcune caverne e gallerie e fortificarono la cima, trasformandola in una postazione dalla quale potevano osservare e colpire gli italiani che dovevano transitare sulla sottostante strada delle Dolomiti.
Vi furono numerosi tentativi da parte italiana di fare sloggiare gli austriaci dalla cima del Castelletto, sia bersagliandoli dall'alto della Tofana di Rozes dove gli alpini avevano approntato un paio di postazioni, sia con dei tentativi diretti di scalare il Castelletto, ma senza ottenere risultati decisivi. Si pensò allora di preparare una mina iniziando a scavare la galleria dalla parete della Tofana a salire fino alla Forcella e dopo circa tre mesi e mezzo il lavoro fu ultimato e la mina di ben 35 tonnellate di ecrasite scoppiò nella notte dell' 11 luglio 1916 devastando la forcella e la cima del Castelletto, ma senza ottenere tuttavia tutti i risultati sperati.
Infatti furono necessari altri due giorni di attacco degli alpini e della fanteria per eliminare del tutto la resistenza degli austriaci sopravvissuti.
Tutto intorno al Castelletto si possono notare moltissime caverne, resti di trincee e di fortificazioni, perchè tutta la zona fu campo di battaglia per due anni fra i due opposti schieramenti. La nostra visita al Castelletto avvenne due anni dopo quella al Piccolo Lagazuoi, salendo dalla ex strada militare che parte un paio di Km. circa dopo il passo Falzarego in direzione di Cortina. Purtroppo, pur essendo ai primi di settembre, una improvvisa tormenta di neve, ci consigliò di ritornare sui nostri passi proprio quando eravamo arrivati ai piedi del Castelletto, senza aver potuto completare la nostra visita. Chissà che non ci ritorniamo.

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La finestra di una galleria sulla Tofana di Rozes
La finestra di una galleria sulla Tofana di Rozes
Salendo ecco il Castelletto, ben staccato dalla Tofana.
Salendo ecco il Castelletto, ben staccato dalla Tofana.
Primo piano del Castelletto con i fori della cannoniera.
Primo piano del Castelletto con i fori della cannoniera.
Altro primo piano del Castelletto; sulla destra il canalone centrale che sale alla forcella di Rozes.
Altro primo piano del Castelletto; sulla destra il canalone centrale che sale alla forcella di Rozes.
Sulla sinistra le pendici del Col del Bòs
Sulla sinistra le pendici del Col del Bòs
Notevole muretto di sassi; forse serviva da trincea.
Notevole muretto di sassi; forse serviva da trincea.
Parete ovest del Castelletto; dietro si vede la Tofana.
Parete ovest del Castelletto; dietro si vede la Tofana.
Ci stiamo avvicinando alla base del Castelletto; la prima caverna e muretti di sassi.
Ci stiamo avvicinando alla base del Castelletto; la prima caverna e muretti di sassi.
Si nota la parete danneggiata del Castelletto; oltre la mina dovette subire le cannonate di entrambi
gli schieramenti.
Si nota la parete danneggiata del Castelletto; oltre la mina dovette subire le cannonate di entrambi gli schieramenti.
Ancora mucchi di sassi e muretti crollati
Ancora mucchi di sassi e muretti crollati. Il posto è francamente inquietante e si incomincia a capire il soprannome di roccia del terrore dato al Castelletto.
Trincee di sassi lungo la strada.
Trincee di sassi lungo la strada.
Resti di costruzioni di pietra.
Resti di costruzioni di pietra.
Cresta con feritoie scavate nella roccia.
Cresta con feritoie scavate nella roccia.
Lapide in memoria del S.Ten. Emilio Colpi del VII Alpini, ivi caduto.
Lapide in memoria del S.Ten. Emilio Colpi del VII Alpini, ivi caduto.
un notevole mucchio di ferraglia d'epoca
Proprio di fianco alla lapide un notevole mucchio di ferraglia d'epoca. Abbiamo notato che in un museo della guerra vendono questa ferraglia. E' veramente deplorevole perchè anche le scatolette di carne e di sardine vuote datate 1915 fanno parte della storia e questi ultimi "recuperanti" non lo fanno certo per ragioni ambientalistiche.
L'imbocco della Val Travenanzes.
L'imbocco della Val Travenanzes.
Verso il Castelletto; si intravede il Sasso Misterioso o Sasso Spaccato per gli austriaci.
Verso il Castelletto; si intravede il Sasso Misterioso o Sasso Spaccato per gli austriaci.
Il Sasso misterioso
In primo piano il Sasso Misterioso, così chiamato dagli italiani per via di alcune pattuglie mandate in esplorazione notturna da quelle parti e misteriosamente sparite. Intorno a questo enorme masso si svolsero decine di scontri a fuoco, specialmente di notte.
Feritoia blindata
Feritoia blindata
Altra feritoia scavata nella roccia
Altra feritoia scavata nella roccia
Notevole caverna
Notevole caverna; il tempo sta peggiorando.
Ancora trincee e muretti
Ancora trincee e muretti
Postazione in caverna con feritoia
Postazione in caverna con feritoia
Ritirata sotto la neve
Ritirata sotto la neve

Le Cinque Torri
Le Cinque Torri sono un affascinante gruppo di roccioni situato di fronte alle Tofane e raggiungibili, oltre che a piedi, con una comoda seggiovia, mentre è decisamente sconsigliabile tentare di salire in auto per la strettissima stradina che dovrebbe essere riservata ai mezzi di servizio del rifugio.
Esse divennero un centro di osservazione e di cannoneggiamento italiano delle antistanti posizioni austriache del Piccolo Lagazuoi, Castelletto e Tofane.
Le trincee e le varie postazioni di mitragliatrici e di artiglieria sono state risistemate e il tutto è diventato un affascinante museo all'aperto, da cui si può godere oltretutto di un panorama ineguagliabile.
Purtroppo, come sta accadendo un po' dappertutto sulle Dolomiti, qualche anno fa vi è stato un crollo che ha interessato una delle guglie, a conferma della fragilità delle rocce dolomitiche.

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Le Cinque Torri
Le Cinque Torri
Trincea
Trincea
Trincea
Trincea
Trincea
Trincea
Ricostruzione di postazione di cannone da 75 con serventi.
Ricostruzione di postazione di cannone da 75 con serventi.
Muretto trincea
Muretto trincea
le Cinque Torri
Ancora le Cinque Torri
Strada che si addentra fra i roccioni.
Strada che si addentra fra i roccioni.
Postazione di mitragliatrice
Postazione di mitragliatrice
fra le guglie
Siamo fra le guglie
Altra postazione di mitragliatrice
Altra postazione di mitragliatrice
Da sinistra Sass de Stria, Piccolo Lagazuoi, Cima Falzarego e Col del Bòs
Da sinistra Sass de Stria, Piccolo Lagazuoi, Cima Falzarego e Col del Bòs
Stessa vista dall'interno di una trincea coperta.
Stessa vista dall'interno di una trincea coperta.
Vista sulle posizioni austroungariche
Vista sulle posizioni austroungariche
Ricostruzione di baracca infermeria
Ricostruzione di baracca infermeria
Ricostruzione di baracca centro comunicazioni
Ricostruzione di baracca centro comunicazioni
Strettissimo passaggio fra le guglie.
Strettissimo passaggio fra le guglie.
Strettissimo passaggio fra le guglie.
Strettissimo passaggio fra le guglie.
I frammenti della Torre crollata nel 2004
I frammenti della Torre crollata nel 2004
I frammenti della Torre crollata nel 2004
I frammenti della Torre crollata nel 2004
I frammenti della Torre crollata nel 2004
I frammenti della Torre crollata nel 2004
Castelletto e Tofana di Rozes
Castelletto e Tofana di Rozes
Castelletto e Tofana di Rozes
Castelletto e Tofana di Rozes

Il monte Piana

Il monte Piana è un monte di altezza variabile fra i 2200 e 2300 metri, che domina Carbonin e la valle di Landro che porta a Dobbiaco. E' circondato da montagne tutte molto più alte, alcune delle quali erano in mano austriaca e altre in mano italiana, da dove le rispettive artiglierie potevano battere facilmente i due pianori che costituiscono la sommità del monte.
Il pianoro sud, monte Piana, era occupato dagli italiani, mentre quello nord, monte Piano, era occupato dagli austriaci. I due pianori sono divisi dalla forcella e dal vallone dei Castrati.
Il confine passava all'incirca a metà ed era ancora quello del vecchio confine del 1753 fra la repubblica veneta e l' impero austriaco (si può ancora ammirare il cippo).
Il monte Piana era quindi considerato di grande importanza strategica in quanto dominava la strada della val di Landro che sbocca a Dobbiaco e San Candido in val Pusteria e subito dopo al confine austriaco.
Occorre aggiungere che ben prima dello scoppio delle ostilità, in tutte le montagne in mano austriaca e qui citiamo Pratopiazza, il monte e il col di Specie, la Torre dei Scarperi, la Croda dei Rondoi e il monte Mattina, erano state predisposte piazzole e rifugi per artiglieria mentre il monte Rudo era stato trasformato in una inespugnabile fortezza, scavandovi numerose caverne per obici.
Inoltre nella valle di Landro esistevano sette od otto forti austriaci la cui costruzione risaliva alla seconda metà dell'800 e quindi abbastanza superati, ma che comunque rappresentavano un valido ostacolo a tentativi di sfondamento nel fondo valle.
Si può quindi dire che l'accesso alla val Pusteria, o passando per le vette o passando per le valli, era stato reso praticamente impossibile.
Si è già parlato della scarsa aggressività iniziale dimostrata dagli italiani che non seppero approfittare della propria superiorità numerica per le prime due settimane di guerra e per questo il generale Nava, che comandava la Quarta armata, venne silurato da Cadorna; tuttavia è doveroso ricordare che allo scoppio della guerra le truppe italiane non disponevano praticamente di artiglieria media e pesante e le mitragliatrici erano pochissime.
Solo a giugno e a luglio arrivarono le tanto sospirate artiglierie, anche se all'inizio con insufficienti dotazioni di munizioni.
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Qualche giorno prima dell'inizio delle ostilità una compagnia di alpini viene mandata ad occupare la parte sud del tavolato e nei primi giorni di guerra si limita ad azioni di pattuglia verso le linee nemiche e fin da subito è bombardata dagli obici in caverna del monte Rudo che dista non più di un paio di chilometri e domina il monte Piana dai suoi 2700 metri di altezza.
La presenza degli italiani sul pianoro sud tuttavia disturba gli austriaci che ai primi di giugno del 1915 sferrano un'offensiva con reparti d'assalto composti da Landesschutzen e Standschutzen, che di notte si inerpicano per il sentiero che da Carbonin porta al monte Piana e iniziano l'assalto.
Le truppe italiane accorrono in soccorso delle prime linee e nei pressi della Piramide Carducci inizia una lotta feroce con numerosi caduti da ambo le parti, ma gli italiani soffrirono le perdite maggiori.
Alle prime luci del giorno le batterie da montagna italiane, situate presso i piani di Lavaredo, iniziano il fuoco contro le forze austriache che si vedono distintamente nel pianoro fra la Piramide Carducci e la Forcella dei Castrati, arrestandone l'azione e obbligandole a ritirarsi oltre il Vallone dei Castrati, sul pianoro Nord del monte Piano.
Nei giorni successivi si iniziano da entrambe le parti i lavori di scavo per la preparazione delle caverne e delle trincee dove i contendenti passeranno più di due anni a combattersi, fino alla ritirata di Caporetto.
Da ricordare un primo attacco italiano svoltosi fra il 15 e il 20 luglio 1915 come parte di un più vasto piano di attacco in tutta la zona delle Dolomiti, e terminato con un nulla di fatto dopo giorni e giorni di sanguinosi combattimenti con l'intervento massiccio delle artiglierie.
Gli italiani riuscirono a superare la prima linea di filo spinato e le trincee nemiche ma furono poi respinti da una vigorosa controffensiva austriaca.
Altri tentativi di sfondamento da parte italiana avvennero nell'agosto e nel settembre del 1915 ma senza ottenere risultati positivi: le postazioni nemiche venivano conquistate a caro prezzo ma poi non si riusciva a mantenerne il possesso, perchè l'artiglieria nemica, arretrata rispetto alla prima linea, iniziava a bombardare la propria prima linea, quando questa veniva conquistata dagli italiani.
Durante il 1916 gli austriaci continuarono il lavoro di rafforzamento delle proprie difese, con la costruzione di trincee in cemento armato, di alcune gallerie e lo scavo di molte caverne.
Gli italiani tuttavia riuscirono nell'agosto del 1916 a conquistare una particolare postazione austriaca situata nella parte orientale del Pianoro Nord, grazie a una audace azione effettuata da un reparto di arditi. Questa postazione, detta il Fosso Alpino, venne riconquistata dagli austriaci due mesi dopo grazie ad una spericolata azione a sorpresa, ma venne nuovamente ripresa dagli arditi italiani pochi giorni dopo.
Da notare infine che sul Monte Piana, data la vastità del pianoro che è lungo due chilometri e largo dai 400 ai 600 metri, si affrontarono masse numerose di soldati della forza di varie compagnie e non solo piccoli drappelli come sulle vette più alte delle Dolomiti.
I Caduti italiani riposano quasi tutti nel cimitero di Pocol, mentre i Caduti austroungarici riposano in prevalenza nel cimitero della valle di Landro.
Noi siamo saliti al Monte Piana percorrendo la ex strada militare italiana che parte dal piazzale dopo Misurina e arriva fino al Rifugio intitolato al maggiore Bosi del 55o Fanteria, caduto appunto sul monte Piana vicino alla Piramide Carducci. Il transito è giustamente vietato alle auto private, ma esiste un servizio Jeep navetta a pagamento che abbiamo utilizzato.
Purtroppo siamo saliti a pomeriggio inoltrato e abbiamo dovuto limitare la nostra visita al pianoro sud italiano che comunque è tutto uno scavo e una trincea, rimandando a una prossima occasione la visita al pianoro nord austriaco.
Il Monte Piana, insieme al Pasubio e all'Ortigara è un vero museo all'aperto della Grande Guerra sulle montagne e avendo letto libri come "Guerra in Ampezzo e Cadore" di Antonio Berti, la visita a quelle vestigia belliche diventa ancora più commovente ed emozionante.

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Il rifugio intitolato al maggiore Bosi, caduto sul monte Piana
Il rifugio intitolato al maggiore Bosi, caduto sul monte Piana
Lapide sulla parete del rifugio
Lapide sulla parete del rifugio.
La chiesetta del monte Piana e un obice da 75.
La chiesetta del monte Piana e un obice da 75.
La Madonnina della Fiducia con un soldato austriaco e uno italiano e una preghiera bilingue
La Madonnina della Fiducia con un soldato austriaco e uno italiano e una preghiera bilingue.
La prima trincea scavata nel pianoro sud
La prima trincea scavata nel pianoro sud.
L'arrivo di uno dei sentieri che partono da Carbonin e dalla valle di Landro
L'arrivo di uno dei sentieri che partono da Carbonin e dalla valle di Landro, con resti di muretti di pietra
Trincea
Trincea
Altra trincea con la Piramide Carducci sullo sfondo
Altra trincea con la Piramide Carducci sullo sfondo.
Resti di fortificazioni italiane
Resti di fortificazioni italiane. Come si vede erano stati costruiti dei rifugi scavati nel terreno, sostenuti da blocchi di cemento e ricoperti all'interno da assi di legno
Trincea
Trincea
Trincea
Trincea
Trincea
Trincea
Altra vasta zona scavata e trincerata
Altra vasta zona scavata e trincerata.
Lapide in memoria del Ten. Giuseppe de Pluri
Lapide in memoria del Ten. Giuseppe de Pluri del 7o Alpini, caduto mentre con il fratello Giovanni e con i suoi alpini si opponeva all'attacco austriaco del 7 giugno 1915
Postazione scavate nella roccia
Postazione scavate nella roccia.
Postazione scavate nella roccia
Postazione scavate nella roccia.
Ingresso di una caverna
Ingresso di una caverna.
Sommità del monte Piana con la Piramide Carducci e il monumento lapide al maggiore Bosi
Sommità del monte Piana con la Piramide Carducci e il monumento lapide al maggiore Bosi.
L'abisso sulla valle e sul lago di Landro
L'abisso sulla valle e sul lago di Landro.
Altra fortificazione trincerata con resti di legname
Altra fortificazione trincerata con resti di legname.
Altra fortificazione trincerata con resti di legname
Altra fortificazione trincerata con resti di legname.
Trincea sulla valle di Landro
Trincea sulla valle di Landro
Trincea sulla valle di Landro
Trincea sulla valle di Landro
Muretti e filo spinato
Muretti e filo spinato.
Muretti e filo spinato
Muretti e filo spinato.
Muretti e filo spinato
Muretti e filo spinato.
Caverna
Caverna
Monumento in memoria del maggiore Angelo Bosi
Monumento in memoria del maggiore Angelo Bosi, ivi caduto durante l'attacco italiano del 17 luglio 1915
La Piramide Carducci, costruita per ricordare una visita del poeta
La Piramide Carducci, costruita per ricordare una visita del poeta.
La Piramide Carducci
La Piramide Carducci, costruita per ricordare una visita del poeta.
Sommità del monte Piana; di fronte le Tre Cime di Lavaredo
Sommità del monte Piana; di fronte le Tre Cime di Lavaredo viste di fianco e quindi non facilmente riconoscibili. Alla base delle Tre Cime, alla forcella Longeres, dove oggi sorge il rifugio Auronzo, erano piazzate le artiglierie italiane che sparavano sulle posizioni austriache del monte Piano.
Trincea
Trincea
Altra zona scavata e trincerata
Altra zona scavata e trincerata; da notare le gallerie che collegavano una zona con l'altra.
Altra trincea
Altra trincea
Un'incredibile postazione scavata con ingresso di gallerie e tanto legname
Un'altra incredibile postazione scavata con ingresso di gallerie e tanto legname. Lì hanno vissuto e combattuto per due anni e mezzo i nostri soldati.
Obice e asta della bandiera con vista spettacolare sui monti Cadini
Obice e asta della bandiera con vista spettacolare sui monti Cadini.
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